Balla Juary
Tra i riti e le magie del meridione di Maurizio Neri-Il Piccolo 17 Giugno 2009
Si ride. Si balla. Si riflette.
La lettura di “Balla Juary”, secondo romanzo (dopo “Eco a perdere” del 2006 e il Premio Grinzane dei dialoghi con Pavese) del giovane scrittore acquese Fabio Izzo , scorre piacevole.
Itinerario da nord a sud, su un treno che sferraglia, tra viaggi geografici e della memoria
La Storia
Il protagonista , accompagnato a Milano dalla madre, logorroica e malata di videopoker- per un colloquio di lavoro, incontra Lucia, una giovane segretaria.
Nel suo successivo viaggio verso Avellino, paese della famiglia, i ricordi dell’infanzia si mescolano ai chilometri ferroviari.
All’arrivo in Irpinia la storia con la sorprendente Lucia si sviluppa e si complica.
Tra la descrizione di un sud magico, fatto di personaggi come Jorge Juary (calciatore dell’Avellino degli anni 80 celebre per la sua danza intorno alla bandierina del calcio d’angolo dopo ogni suo goal), di riti e di sogni (l’apparizione dello scrittore Jan Potocki), soi arriva all’epologo.
Ribaltante, spiazzante, inatteso.
Un libro che aiuta a capire la distanza tra nord e sud di un’Italia unita nel disimpegno e nell’opportunismo. Un Paese in cui “va avanti chi trova la strada migliore. Non la più giusta o la più onesta ma semplicemente la migliore.” E, in fondo, la differenza tra nord e sud è sostanzialmente un fatto di temperatura, suggerisce Izzo che scrive “Mentre Milano traspira, il Sud suda”. La postfazione, è la chicca che chiude l’intero volume.
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